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SISTEMA INTEGRATO 0-6

La cittadinanza scientifica dei bambini e delle bambine.

a cura di Tito Viola

ABSTRACT DELLA RELAZIONE

(appunti non corretti)

Non è compito di questa comunicazione affrontare il “come” si fa educazione alla cittadinanza scientifica. Proverò soltanto a indicare alcuni (solo alcuni) elementi sui quali riflettere insieme per disegnare un profilo di orizzonti nei quali orientarci.


Scriveva Pietro Greco che una democrazia non è forte se non è basata su una grande e diffusa condivisione della conoscenza scientifica. Questo non significa, ovviamente, sapere lo scibile umano, ma acquisire una postura culturale di relazione con il mondo orientata, tra l’altro, da alcune significative competenze:

  1. Atteggiamento di ricerca: essere consapevoli dell’importanza di elaborare le domande legittime in relazione ai problemi piuttosto di avere le risposte “esatte”, con la conseguente attribuzione di valore alle imperfezioni, agli errori, al cambiamento delle opinioni, al pensiero complesso e al senso critico (a partire dal paradigma della falsificazione)
  2. Il principio di responsabilità condivisa: la coerenza tra saperi, valori e comportamenti. La capacità di acquisire il “pensiero cattedrale” (Roman Krznaric) o pensiero a lungo termine, nella consapevolezza che le scelte comportano un’onda lunga che coinvolge il tempo futuro.

La cittadinanza scientifica, quindi, è uno sguardo che non riguarda direttamente e esclusivamente ambiti di tipo disciplinare, ma soprattutto modalità di apprendimento e di crescita trasversali che intridono, in particolare nel percorso unico di istruzione dalla nascita ai sei anni, tutti i campi di esperienza e hanno come condizione un cambio (o una innovazione) di postura della relazione educativa. Questo alla luce non soltanto delle ricerche pedagogiche e delle buone prassi esistenti. Infatti, dobbiamo tenere conto di alcuni fattori che hanno trasformato in modo significativo le ragioni stesse del “costruire” cittadinanza scientifica.

1) Nel 2022 viene integrato l’articolo 9 della Costituzione della Repubblica Italiana.

La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali.

2) Con la Legge n. 167 del 10 novembre 2025 viene introdotta la VIG – Valutazione di Impatto Generazionale, sia in applicazione delle integrazioni costituzionali, sia nella ricezione di specifici contenuti dell’Agenda 2030

È evidente come questo oggi comporti un vero e proprio cambio di paradigma rispetto al “prima”, per il quale la cittadinanza scientifica diventa una vera e propria condizione per essere cittadini, supera cioè una pur importante visione di opportunità educativa per diventare un diritto.


I bambini e le bambine sono portatori di specificità, atteggiamenti, ricchezze, saperi. Su questo è fondata la centralità della relazione educativa. Però i bambini e le bambine non sono un “mondo a sé”, come spesso raccontano certi stereotipi d’infanzia; i bambini e le bambine nuotano nel mare di tutti. Per questo specifiche riflessioni e punti di vista possono aiutarci a comprendere il contesto generale di riferimento, fondamentale affinché le professioni educanti per la prima infanzia elaborino e accompagnino i processi di cittadinanza scientifica.

Una di queste suggestioni, che condivido con voi perché penso sia significativa anche per il suo carattere interdisciplinare, è quella elaborata da Miles Richardson, tra i maggiori esperti del rapporto tra umani e natura. In una ricerca pubblicata l’anno scorso (Modelling Nature Connectedness Within Environmental Systems: Human-Nature Relationships from 1800 to 2020 and Beyond. Earth 2025, 6, 82) racconta che ci troviamo di fronte, almeno nel nostro occidente, ad una sorta di “estinzione dell’esperienza” dovuta al progressivo inurbamento e alla conseguente perdita di rapporto con l’ambiente e la natura. Drammatica conseguenza è quella che lui chiama “estinzione delle parole”. “L’erosione delle parole legate alla natura rispecchia un cambiamento culturale profondo: la natura non è più un luogo di significati, ma uno sfondo. Il linguaggio riflette ciò che viviamo e ciò che riteniamo importante come società; questo declino segue un nostro allontanamento fisico e psicologico, spinto dall’urbanizzazione, dalla crescita economica e da valori sempre più centrati sull’uomo. Questa contraddizione linguistica non è un dettaglio: indica l’indebolimento del tessuto culturale che un tempo intrecciava la natura con l’identità e l’immaginazione”.

Questo accade in un quadro generale di perdita delle parole, come racconta Julie Huon (La Repubblica, Robinson. 17.05.2026), per la progressiva riduzione del volume delle conversazioni tra umani anche a causa dell’ossessione per gli schermi.


Esistono delle “costanti gravitazionali” che aiutano tutti noi a orientarci per educare alla cittadinanza scientifica? Sicuramente la prima costante è quella di assumere come metodo la disponibilità al cambiamento, che è una qualità professionale. Poi ce ne sono sicuramente altre, ne elenco alcune di seguito

  • Gli ambienti di apprendimento (pascolabili, brucabili, ruminabili)
  • Il problema centrale rispetto al “tema”
  • La cooperazione come carattere scientifico
  • La consapevolezza che narrare il mondo significa “costruirlo”
  • Le domande legittime e generative, con l’esercizio della ricerca, a partire dalle domande dei bambini e delle bambine e al loro carattere esistenziale. A questo proposito ecco qua una significativa suggestione scientifica: https://www.youtube.com/watch?v=CUqRAS-W8Ns&list=RDCUqRAS-W8Ns&start_radio=1

Lorenzo Tozzi: Dimmi perché.

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